Spesa Fondi Europei: Abruzzo ultima e Lombardia prima regione italiana

I fondi europei

Il programma comunitario 2014-2020 prevede lo stanziamento di 42,7 miliardi destinati all’Italia, che se sommati al cofinanziamento nazionale, portano il totale a 73.6 miliardi.

Dopo la Polonia che con quasi 105 miliardi detiene il primato, siamo il secondo tra i paesi più finanziati dell’UE.
Purtroppo solo l’1,2% della somma destinata alla ripartenza dell’economia italiana è stata spesa (880 milioni), un pò meglio è andata per i polacchi con il 4,2%.

Nemmeno può rinfrancarci l’idea che paesi come l’Austria, il Belgio, la Croazia, il Lussemburgo, l’Irlanda e la Romania abbiano fatto peggio di noi, dal momento che per larga parte si tratta di paesi dall’economia un pò più in salute.

Le regioni più abili nella gestione dei fondi

Analizzando nel dettaglio la quota di progetti avanzati dalle varie regioni, ne emerge un quadro a macchia di leopardo che in parte riscatta il sud, scagionando il meridione dalle accuse sempre verdi di qualunquismo e pressapochismo.

Gli sprechi infatti non sono individuabili in un particolare territorio, basti pensare che dietro Lombardia, Emilia Romagna e Liguria, la Calabria risulta quarta nella classifica delle performance, con un residuo del 34% su quasi mezzo miliardo di fondi stanziati. Tra i fanalini di coda ritroviamo Sicilia, Trentino, Puglia, Basilicata e Abruzzi.

Il POR FESR

Gli investimenti europei proposti tramite il FESR (Fondi Economici per lo Sviluppo Regionale), unitamente ai POR (Piani Operativi Regionali) mirano soprattutto a rafforzare:

  • le tematiche di sviluppo delle regioni svantaggiate;
  • la coesione dei territori.

Ovviamente l’80% circa del totale dei fondi è destinato alle regioni meno sviluppate, dislocate nel mezzogiorno, le quali sono invitate ad usufruire dei vantaggi offerti dagli stanziamenti per rinforzare soprattutto le seguenti tematiche:

  • ricerca e sviluppo;
  • miglioramento delle tecnologie;
  • sostegno alla PMI;
  • telecomunicazioni, energia e trasporti;
  • efficienza della pubblica amministrazione;
  • sviluppo del sociale, sanità e istruzione;
  • sviluppo urbano sostenibile.

Il mancato ricorso delle regioni sottosviluppate ai finanziamenti tesi alllo sviluppo è da imputare soprattutto ad incapacità nell’espletamento dei piani di sviluppo, la condizione indispensabile per ottenere i relativi finanziamenti. I pochi soldi impegnati sono stati spesi per lo più in consulenze, alle quali non sono seguiti i relativi progetti.

I programmi nazionali e il Fondo per l’agricoltura

I PON (Programmi Operativi Nazionali) sono ancora più lontani dagli obiettivi, dal momento che il PON Legalità gestito dal Ministero degli Interni e il PON Ricerca gestito dal MIUR, hanno ancora da impegnare il 60% degli stanziamenti.

Il FEASR Agricoltura, un’altra ancora di salvezza per alcuni territori, al momento è invece stato così impegnato:

  • Piemonte 124 mln;
  • Lombardia 102 mln;
  • Toscana 51,8 mln;

via via a scendere fino a trovare la prima regione meridionale:

  • Sardegna 22 mln;
  • Calabria 9 mln;
  • Sicilia 2,7 mln;
  • Abruzzo 1,8 mln;
  • Molise 0.9 mln;
  • Abruzzi 0.8 mln;
  • Campania 0.7 mln;
  • Puglia e Umbria sono ancora a quota zero.

Entro il 31 Dicembre regioni e ministeri dovranno impegnare 3,65 miliardi attraverso il FESR e il FSE, pena il disimpegno automatico. Il che vuol dire che se entro 3 anni dall’impegno di spesa non vengono richiesti i relativi pagamenti, Bruxelles cancella in automatico la relativa quota di finanziamento.

Finanziamenti Europei: altri articoli correlati

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *