Fondi UE ricerca e sviluppo: dal MISE mezzo miliardo per le industrie

Fondi UE alle PMI

Lassù nell’Olimpo dell’Europa Unita, qualcuno deve finalmente aver capito che le PMI sono la spina dorsale dell’economia italiana, la risorsa principale sulla quale l’intero paese si sostiene. Una categoria che da almeno 10 anni è in sofferenza per le bolle speculative del 2008, per la regressione e per gli effetti dell’Euro, una moneta rigida e non proprio ideale per il mercato italiano. Sulla Gazzetta Ufficiale n. 137 del 15 Giugno il MISE (Ministero per lo sviluppo economico) comunica di aver stanziato circa 560 milioni di Euro provenienti dai fondi UE per la ricerca e lo sviluppo industriale.

La notizia risiede nel fatto che per una volta una cifra importante viene destinata ad aziende di tutte le dimensioni, ivi comprese quelle artigiane e agricole e non alle solite corporation, come è sempre successo negli ultimi anni. L’altra novità è che le aziende destinatarie possono risiedere ovunque e non solo al Sud, basta operare nel settore sperimentale di:

  • fabbrica intelligente;
  • agri-food;
  • scienze della vita.

La destinazione

In riferimento al territorio i fondi sono stati così destinati:

  • Alla Basilicata, Campania, Puglia, Sicilia e Calabria, sono stati destinati 287.6 milioni;
  • Abruzzo, Molise e Sardegna percepiranno 100 milioni;
  • Al resto d’Italia i rimanenti 175.1 milioni.

I fondi derivano per la maggior parte dal PON (Programma Operativo Nazionale) Imprese e competitività per il quale sono stati previsti 440.1 milioni, mentre 112,6 milioni provengono dal Fondo per la crescita sostenibile.

I finanziamenti sono destinati a tutte le imprese con almeno due bilanci approvati, operanti nella produzione di beni e servizi e più precisamente:

  • tutte le imprese che operano secondo l’art. 2195 del codice civile n.ri 1 e 3, incluse le aziende artigiane di produzione di beni previsti dalla legge 443 dell’8.8.95;
  • le ditte agro-industriali con attività principale di industria;
  • le aziende che esercitano produzione secondo quanto prescritto al n. 5 dell’art. 2195 in favore delle aziende di produzione, anche artigiane e agro-industriali;
  • gli istituti di ricerca nel settore Agri-food .

I beneficiari possono anche presentare progetti congiunti mediante concorso di rete o altri criteri di collaborazione come la forma consortile o il partenariato.
Le PMI riceveranno la più alta percentuale di sussidi, otterranno il 60% in caso di ricerca industriale e il 35% per attività di sviluppo sperimentale. In caso di partenariato tra più aziende per progetti congiunti, ciascuna riceverà una maggiorazione del 10%, qualora nessun soggetto proponente sostenga in prima persona spese per oltre il 70%.

I progetti

Le aziende appartenenti alle categorie sopra citate per potere accedere ai fondi dovranno presentare progetti inerenti la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale mirate allo sviluppo di nuovi prodotti, processi o servizi o al perfezionamento di quelli già esistenti.

All’allegato 2 del decreto si specificano le traiettorie tecnologiche entro le quali dovranno tali progetti e per la precisione:

tecnologie dell’informazione e della comunicazione;

  • nanotecnologie;
  • materiali avanzati;
  • biotecnologie;
  • riconversione avanzata;
  • tecnologie aerospaziali.

Agevolazioni

I progetti possono venire agevolati tramite:

  • procedura a sportello, più agevole ma impugnabile solo per progetti minori;
  • procedura negoziale, prevede un accordo per l’innovazione. E’ una prassi molto più articolata e complessa.

Il 60% dei finanziamenti saranno assegnati alle PMI e/o reti di imprese, tramite la procedura a sportello. Le aziende che hanno richiesto finanziamenti Horizon 2020 in fase 2 ma che non sono riusciti ad ottenerli pur ricevendo il Seal oh excellence dalla commissione europea, avranno diritto ad una procedura agevolata.

Particolari privilegi saranno attribuiti ai progetti di ricerca già conclusi al 31.12.2018. Per il finanziamento di progetti di entità superiori a 15 milioni (20 se prevalentemente di ricerca industriale), l’autorizzazione spetta alla Commissione europea.

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