Reddito di cittadinanza grazie ai Fondi europei: Di Maio tenta questa strada

Oggi come oggi i centri per l’impiego sono dei punti di raccolta dove confluiscono richieste e offerte di lavoro, ma privi di un meccanismo che li colleghi e di una graduatoria che tenga conto dell’anzianità di iscrizione, affidando ad ognuno la giusta priorità. La disoccupazione ha toccato punte che nemmeno nel dopo-guerra erano state raggiunte, il mercato del lavoro è cambiato, le retribuzioni svalutate dalla forte offerta.

In virtù della globalizzazione qualcuno ha raccontato che il vecchio posto fisso è un obsoleto residuo dello scorso secolo, un vincolo per le aziende che frena l’economia e che il futuro sarà basato sulla precarietà, ribattezzata flessibilità. L’evoluzione consiste nell’offerta di periodi lavorativi a termine, conclusi i quali un lavoratore deve rimettersi in discussione, cercare lavoro dove c’è offerta, aggiornando il proprio curriculum e magari frequentando corsi regionali di qualificazione.

Durante il periodo di inoccupazione questi riceve un sussidio (NASpI) per un tempo limitato, ma l’accesso a questa forma di assistenza scatta solo al compimento del sesto mese continuativo di occupazione, una minoranza dal momento che il lavoro a termine difficilmente viene proposto per periodi tanto lunghi.

Il reddito di cittadinanza

Con il tono provocatorio ma efficace che lo contraddistingue Beppe Grillo già 7 anni fa dichiarò che un paese civile come l’Italia, se produce disoccupazione vuol dire che ha raggiunto un tale grado di emancipazione da non avere più bisogno di mano d’opera. Di conseguenza ha il dovere di mantenere i disoccupati che crea, così come sostiene gli invalidi o gli anziani.

Nel tempo questo input è stato più volte rivisitato ed è diventato lo slogan elettorale del partito di Grillo. Nella sua ultima e definitiva versione il reddito di cittadinanza ha un senso e rispecchia più o meno le misure anti-povertà adottati da altri paesi europei. Consiste in un contributo fisso di 780 € mensili, che rappresenta la soglia di povertà secondo l’ISTAT, da assegnare a tutti i cittadini italiani disoccupati o inoccupati. Durante il periodo di inoccupazione il beneficiario dovrà sostenere dei corsi di riqualificazione e non potrà rifiutare un’offerta di impiego più di due volte, pena la perdita del sussidio.

Di Maio e i Fondi europei

Anche se in regime di inter-regno con Salvini, Di Maio ha il dovere di portare a termine il progetto del reddito di cittadinanza, grazie al quale ha vinto alle ultime elezioni politiche. La situazione economica del bel paese però non è tale da consentire l’applicazione del progetto fin da subito, visto che stime approssimative valutano il costo tra i 20 e i 30 miliardi, soprattutto se in abbinamento alla flat tax.

Vanno rivisti e riorganizzati i centri per l’impiego per un costo stimato di ulteriori 8 miliardi, spese che rientrerebbero dal maggior gettito fiscale ottenuto dai futuri occupati grazie alla legge in questione. Al momento Luigi Di Maio può contare solo su una maggior quota di flessibilità dell’UE in proporzione alla quota debito/PIL già abbondantemente raggiunta, attingendo ai fondi europei specifici.

Il Fondo sociale Plus

Il Fondo sociale europeo (Fse) è lo strumento adottato dall’UE per affrontare la disoccupazione, aiutare i cittadini a ricollocarsi o nella ricerca di impieghi migliori, al fine di assicurare opportunità più eque per tutti. Per il prossimo periodo l’UE ha previsto un incremento a tali fondi (Fse+) per un ammontare di 101.2 Miliardi, oltre ad un fondo per la globalizzazione (Feg) di 1,6 miliardi, entrambi finalizzati agli investimenti sulle persone.

Il Fse Plus consentirebbe nella fusione di tutti gli stanziamenti previsti per il welfare, ivi inclusi la sanità, l’iniziativa occupazionale giovanile (Yei), il Fead (aiuti agli indigenti) e l’innovazione sociale (EaSI). Di Maio a ragione pensa di usufruire di tali fondi, con il consenso di buona parte della commissione europea tranne che dei sindacati che si dimostrano ostili: staremo a vedere.

 

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